sabato 22 febbraio 2020

Spettacolo per il "Giorno della memoria": le interviste ai nostri ragazzi



In questo post vorremmo dar voce ai nostri ragazzi, i veri protagonisti dello spettacolo teatrale “La terra ha il mio cognome”.





Teatro in nero: la luce nelle tenebre

Il teatro in nero è una novità che ha portato per la prima volta nella nostra scuola la prof.ssa di musica Aceranti. Per creare l’effetto spettacolare è necessario che la scena sia completamente al buio, mentre gli attori devono essere interamente ricoperti da indumenti neri, volti inclusi. Solo alcune parti del corpo hanno elementi chiari che riflettono la luce ultravioletta di una lampada, generando la parvenza di oggetti fluorescenti fluttuanti nel vuoto.
Questa tecnica è stata utilizzata nel nostro spettacolo per creare le lettere luminose dei cognomi dei deportati, che si formavano sulla base di una voce narrante. Ma l’esibizione più bella, accompagnata dalla canzone “Faded” di Alan Walker, presentava un albero, allusione all’albero della vita, intorno al quale delle maschere apparivano e sparivano, trasformandosi in farfalle che volavano via, per simboleggiare la fine cui i prigionieri erano destinati nei campi di sterminio.

Di seguito riportiamo un video che raccoglie le parole di Lucrezia di 1ªA, una nostra giovane attrice, che è rimasta entusiasta di questa esperienza.





Nei panni di un deportato: recitare per comprendere

Riportiamo di seguito la breve intervista che ci ha rilasciato Piercarlo Giovanelli, uno degli attori dello spettacolo, che ci descrive come ha vissuto questa esperienza.

- Perché è importante lo spettacolo della memoria?

Penso che lo spettacolo della memoria sia molto importante, perché attraverso le nostre voci, le diapositive, la musica riusciamo a riportare in vita il ricordo di milioni di persone che sono state uccise. Penso che ricordare, rimettere in luce questi fatti, sia molto importante per far sì che questi avvenimenti con accadano mai più.

- Come è stato far parte dello spettacolo della memoria?

Fare parte di questo gruppo è stato molto interessante e molto coinvolgente. Immedesimarmi nel deportato mi ha anche aiutato molto a capirlo, a cercare di intendere le emozioni che poteva provare durante la deportazione, durante la permanenza in un campo di concentramento. Proprio dal punto di vista emotivo questa è un’attività complessa e molto forte.




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