lunedì 17 febbraio 2020

Silenzio! Parla il cuore



Affrontare il monachesimo con le classi seconde della scuola secondaria di primo grado significa incontrarlo non soltanto dal punto di vista storico, ma anche culturale ed esistenziale. Parlando con tanti ragazzi, quello che è emerso è la difficoltà nel comprendere una caratteristica di questo stile di vita: il silenzio e la solitudine.
Approfondendo la questione con giochi percettivi e la lettura di articoli scientifici, abbiamo capito che questa dimensione toccava profondamente anche la nostra vita quotidiana, ma l’aiuto più grande ci è arrivato dalla corrispondenza via lettera con una monaca carmelitana scalza, suor Emanuela Maria della Trinità, che con le sue parole ci ha dischiuso nuovi punti di vista.
Abbiamo infatti capito che il silenzio è la condizione per metterci in ascolto dell’altro, andando oltre la chiacchiera inutile, e che la solitudine non significa solo isolamento, ma stare soli a soli col proprio cuore per cogliere le presenze che lo abitano, fino ad intuire, per le persone credenti, la Presenza dell’Ospite per eccellenza.
Attraverso la scrittura di una vera lettera indirizzata all’insegnante di religione, cosa che comporta lunghezza nella stesura e nella spedizione, ci siamo presi il tempo per far emergere le nostre paure e i nostri desideri, diventando così più consapevoli dell’importanza del dialogo e dell’amicizia.
Ecco la lettera di Niccolò, che condivide con noi il suo cuore.






Buon giorno prof.,
ho eseguito le sue istruzioni: sono rimasto per cinque minuti nella mia camera in silenzio e da solo. Dopo aver letto le lettere e i video che ci aveva mandato come spunto, mi sono reso conto che è difficile avere silenzio totale intorno a noi: ci sono le auto che passano per strada, la tv accesa giù, la mamma che cucina. Penso di essermi concentrato e aver chiuso le orecchie per “sentire” il silenzio intorno a me.
Le emozioni che ho provato, rimanendo da solo in silenzio, sono prima di tutto la paura: mi sentivo infatti come se qualcosa mi stesse osservando; inoltre percepivo un sentimento… come se pensassi che, rimanendo solo, mi sarei distaccato da tutti i miei amici e dai miei cari, senza poterli più rivedere.
Svolgendo questo esercizio mi sentivo a disagio. Facendo una riflessione, ho capito che il silenzio e la solitudine in certi casi possono aiutare le persone a star bene, ma, se non si riesce a controllarli, si può stare invece male: quindi una cosa può essere positiva se viene dosata e controllata, ma può diventare negativa se ciò non avviene.
Ho riflettuto sulla solitudine cercata e su quella non voluta: io ho cercato la solitudine e mi sono sentito “male”, ma non sono obbligato a stare da solo. Invece ci sono parecchie persone che vengono emarginate e sono costrette a vivere in solitudine, e penso che il loro dolore sia immensamente più grande di quello che ho provato io.
Così posso infine affermare di essere una persona che sta bene in compagnia!!!
A presto!

Niccolò

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