giovedì 27 febbraio 2020

CODING UNPLUGGED. Come un computer…senza computer


In questo secondo laboratorio proposto dalla maestra Anna Galavotti e rivolto alle classi prime della scuola secondaria di primo grado, i ragazzi e le ragazze si sono immersi nel pensiero computazionale, il tipo di pensiero che permette di ragionare in modo semplice, univoco e rigoroso e di creare procedure che anche un robot potrebbe eseguire. 
Hanno creato degli origami, le cui rigorose procedure si trovano indicate attraverso codici diversi. Hanno codificato e creato Pixel Art, proprio come il computer crea le immagini sugli schermi. Hanno programmato i movimenti dei compagni per sfidarsi in un gioco di strategia. Nella Spaghetti challenge hanno sperimentato quanto sia importante il rigore nella procedura, ma anche la creatività per ottenere buoni risultati. 
Tutte attività ludiche, queste, che hanno richiesto ascolto, ragionamento, strategia, confronto, collaborazione e tanto divertimento.




Clicca sul seguente link per visualizzare il video dell'attività.




lunedì 24 febbraio 2020

Science wedo 2.0: quando i lego costruiscono le scienze

In questo laboratorio, rivolto alle classi seconde della scuola secondaria di primo grado e tenuto dalla maestra Anna Galavotti, i ragazzi hanno conosciuto, esplorato e usato il kit lego wedo 2.0: in un primo momento hanno preso confidenza con materiali e software, eseguendo le costruzioni e le programmazioni di base; si sono poi cimentati in costruzioni e programmazioni più complesse, per esplorare le potenzialità del kit; infine hanno creato liberamente un animale o una macchina e ne hanno programmato movimento e/o azioni e hanno compilato una scheda di riepilogo e riflessione su quanto portato a termine.
In questo laboratorio ragazzi e ragazze discutono, collaborano, cercano compromessi, si confrontano, si danno consigli (mai dare un kit a un ragazzo da solo!), procedono per prove ed errori, si mettono in gioco, esprimono la loro creatività, eseguono, applicano e inventano procedure rigorose. Anche se, in realtà, stanno “solo” giocando!


In ricordo dell'uomo sulla luna: un augurio pieno di speranza


Nel dicembre scorso, dopo aver svolto alcune attività legate all’uso di Audacity (un programma di audio editing) nell'ambito delle lezioni di musica con la prof.ssa Piva, la classe 2ªB ha voluto ricordare i 50 anni dell’uomo sulla luna, per lasciare anche noi la nostra traccia in questo anniversario. I ragazzi sono partiti così alla loro scoperta della luna, impegnati a cercare immagini, testi o poesie che avessero come argomento o fossero interamente dedicati alla luna; abbiamo visto e rivisto il momento del primo passo dell’uomo sul nostro pianeta con emozione, riflettendo su cosa è (stato) in grado di compiere l’uomo, nel bene come nel male.
Da soli o in coppia poi i ragazzi si sono cimentati nel realizzare un audiovideo per formulare a tutti gli auguri di buon anno… auguri che si ricevono sempre volentieri, anche dopo mesi, e, soprattutto in un momento come questo, ci si augura che diventino “virali”.
Veronica e Rebecca hanno scelto la poesia "Sulla luna" di Gianni Rodari e la melodia "Nuvole bianche" di Ludovico Einaudi per infonderci un inno di speranza! 


sabato 22 febbraio 2020

Spettacolo per il "Giorno della memoria": le interviste ai nostri ragazzi



In questo post vorremmo dar voce ai nostri ragazzi, i veri protagonisti dello spettacolo teatrale “La terra ha il mio cognome”.





Teatro in nero: la luce nelle tenebre

Il teatro in nero è una novità che ha portato per la prima volta nella nostra scuola la prof.ssa di musica Aceranti. Per creare l’effetto spettacolare è necessario che la scena sia completamente al buio, mentre gli attori devono essere interamente ricoperti da indumenti neri, volti inclusi. Solo alcune parti del corpo hanno elementi chiari che riflettono la luce ultravioletta di una lampada, generando la parvenza di oggetti fluorescenti fluttuanti nel vuoto.
Questa tecnica è stata utilizzata nel nostro spettacolo per creare le lettere luminose dei cognomi dei deportati, che si formavano sulla base di una voce narrante. Ma l’esibizione più bella, accompagnata dalla canzone “Faded” di Alan Walker, presentava un albero, allusione all’albero della vita, intorno al quale delle maschere apparivano e sparivano, trasformandosi in farfalle che volavano via, per simboleggiare la fine cui i prigionieri erano destinati nei campi di sterminio.

Di seguito riportiamo un video che raccoglie le parole di Lucrezia di 1ªA, una nostra giovane attrice, che è rimasta entusiasta di questa esperienza.





Nei panni di un deportato: recitare per comprendere

Riportiamo di seguito la breve intervista che ci ha rilasciato Piercarlo Giovanelli, uno degli attori dello spettacolo, che ci descrive come ha vissuto questa esperienza.

- Perché è importante lo spettacolo della memoria?

Penso che lo spettacolo della memoria sia molto importante, perché attraverso le nostre voci, le diapositive, la musica riusciamo a riportare in vita il ricordo di milioni di persone che sono state uccise. Penso che ricordare, rimettere in luce questi fatti, sia molto importante per far sì che questi avvenimenti con accadano mai più.

- Come è stato far parte dello spettacolo della memoria?

Fare parte di questo gruppo è stato molto interessante e molto coinvolgente. Immedesimarmi nel deportato mi ha anche aiutato molto a capirlo, a cercare di intendere le emozioni che poteva provare durante la deportazione, durante la permanenza in un campo di concentramento. Proprio dal punto di vista emotivo questa è un’attività complessa e molto forte.




lunedì 17 febbraio 2020

Hai voglia di scrivere con noi?!


Il blog del nostro istituto vuole essere un diario di ciò che accade nel micromondo delle pareti scolastiche: non tutto ciò che viene pubblicato è frutto di un “compito” che qualcuno “deve fare”. La scrittura è infatti la scoperta di poter esprimersi e raggiungere gli altri, nella libertà di sentirsi se stessi. È quindi bellissimo quando qualcuno ti ferma in classe con un racconto, una poesia, una pagina di diario, che è nata così, senza un preciso perché.
La possibilità di pubblicare i propri pensieri in un luogo istituzionale ha un grande fine educativo: da un lato aiuta le persone più timide a trovare una strada comunicativa, dall’altra responsabilizza gli autori al valore positivo dei mezzi della comunicazione sociale. Infatti, pensare ai destinatari rende le mie parole preziose, sapendo che quello che condivido può influire in negativo o in positivo su un lettore, lontano nello spazio e nel tempo.
La poesia che pubblichiamo è scritta da una persona che ha chiesto di rimane anonima ed è un invito a non lasciarsi condizionare dai giudizi degli altri, per scoprire nel proprio intimo l’autenticità che ci caratterizza,
Pubblicandola, invitiamo tutte le studentesse e gli studenti della scuola a mandare i propri lavori creativi, per contribuire a raccontare il nostro diario scolastico.
Buona lettura!






La mosca bianca

Desidero sapere chi sono,
desidero essere sempre me stessa,
desidero iniziare da capo, ricominciare la mia vita,
desidero vivere tranquilla e serena,
spensierata e leggera.
Voglio che la mia anima non sia nera e sporca,
voglio sentirmi leggera come l’aria,
sentirmi me stessa ed essere me stessa.
La società odierna vuole delle persone tutte uguali,
io non voglio essere uguale agli altri:
gli altri sono futili a volte e futili a volte le loro parole.
Io mi sento una mosca bianca:
le mosche bianche sono le più preziose.
Desidero stare lontana dagli stupidi,
desidero essere viva, desidero aiutare il prossimo,
senza la paura del giudizio.
Desidero fare quello che mi piace:
voglio solo essere quella che sono.
Io non seguo le mode e non voglio:
non sono una mosca comune e mai lo sarò.
Sono me stessa e voglio restare tale.
Sono una mosca bianca.

Digital campus di video-editing: rispetta la natura

Tra le varie proposte pomeridiane offerte dalla scuola secondaria, il corso di video-editing ha dato ai ragazzi iscritti la possibilità di acquisire le competenze base per muoversi nel programma fornito dal sistema operativo Windows. 
Partendo dalla stessa frase sul rispetto della natura, gli studenti hanno cercato di capire le tecniche per coordinare le immagini, le musiche, gli effetti speciali, senza dimenticarsi l'estetica e l'efficacia, essenziali per lanciare un messaggio pubblicitario. Inoltre sono stati forniti gli elementi fondamentali per la tutela del copyright e per l'utilizzo del materiale free presente in internet.
Ecco tre esempi dei video realizzati dai nostri ragazzi.







Silenzio! Parla il cuore



Affrontare il monachesimo con le classi seconde della scuola secondaria di primo grado significa incontrarlo non soltanto dal punto di vista storico, ma anche culturale ed esistenziale. Parlando con tanti ragazzi, quello che è emerso è la difficoltà nel comprendere una caratteristica di questo stile di vita: il silenzio e la solitudine.
Approfondendo la questione con giochi percettivi e la lettura di articoli scientifici, abbiamo capito che questa dimensione toccava profondamente anche la nostra vita quotidiana, ma l’aiuto più grande ci è arrivato dalla corrispondenza via lettera con una monaca carmelitana scalza, suor Emanuela Maria della Trinità, che con le sue parole ci ha dischiuso nuovi punti di vista.
Abbiamo infatti capito che il silenzio è la condizione per metterci in ascolto dell’altro, andando oltre la chiacchiera inutile, e che la solitudine non significa solo isolamento, ma stare soli a soli col proprio cuore per cogliere le presenze che lo abitano, fino ad intuire, per le persone credenti, la Presenza dell’Ospite per eccellenza.
Attraverso la scrittura di una vera lettera indirizzata all’insegnante di religione, cosa che comporta lunghezza nella stesura e nella spedizione, ci siamo presi il tempo per far emergere le nostre paure e i nostri desideri, diventando così più consapevoli dell’importanza del dialogo e dell’amicizia.
Ecco la lettera di Niccolò, che condivide con noi il suo cuore.






Buon giorno prof.,
ho eseguito le sue istruzioni: sono rimasto per cinque minuti nella mia camera in silenzio e da solo. Dopo aver letto le lettere e i video che ci aveva mandato come spunto, mi sono reso conto che è difficile avere silenzio totale intorno a noi: ci sono le auto che passano per strada, la tv accesa giù, la mamma che cucina. Penso di essermi concentrato e aver chiuso le orecchie per “sentire” il silenzio intorno a me.
Le emozioni che ho provato, rimanendo da solo in silenzio, sono prima di tutto la paura: mi sentivo infatti come se qualcosa mi stesse osservando; inoltre percepivo un sentimento… come se pensassi che, rimanendo solo, mi sarei distaccato da tutti i miei amici e dai miei cari, senza poterli più rivedere.
Svolgendo questo esercizio mi sentivo a disagio. Facendo una riflessione, ho capito che il silenzio e la solitudine in certi casi possono aiutare le persone a star bene, ma, se non si riesce a controllarli, si può stare invece male: quindi una cosa può essere positiva se viene dosata e controllata, ma può diventare negativa se ciò non avviene.
Ho riflettuto sulla solitudine cercata e su quella non voluta: io ho cercato la solitudine e mi sono sentito “male”, ma non sono obbligato a stare da solo. Invece ci sono parecchie persone che vengono emarginate e sono costrette a vivere in solitudine, e penso che il loro dolore sia immensamente più grande di quello che ho provato io.
Così posso infine affermare di essere una persona che sta bene in compagnia!!!
A presto!

Niccolò