sabato 20 marzo 2021

Il coraggio di scegliere - cap. 5: L'occhio del ciclone

Come affrontare le conseguenze di una giornata terribile, quando tutto sembra esserti contro? Forse l'unica risposta è l'amicizia. Il nostro protagonista sta formulando ipotesi per scoprire il responsabile, ma un incontro inaspettato sembra rimettere tutto in gioco. Cosa accadrà?





Arrivato a casa, mi butto sul letto e guardo Alberto che si butta sul suo. Lo vedo molto triste e la cosa che mi fa sentire peggio è che non posso aiutarlo. Decido di cambiare la password, prima di ulteriori danni. Successivamente cancello i commenti poco carini che il mio hacker ha “gentilmente” regalato ai miei amici e conoscenti. La situazione è abbastanza drammatica, perché attraverso il mio profilo sono stati rivelati un sacco di segreti. Leggendo quelle poche righe per persona, ho notato che, per sapere tutte quelle cose, deve essere qualcuno di molto influente.

Sinceramente non avrei mai pensato che Olivia, la ragazza dell’ultimo banco, a causa dell’infortunio al braccio sarebbe tornata a giocare a tennis tra un bel po’ di tempo. In effetti avevo notato che era più stanca in classe: la riabilitazione deve essere molto impegnativa per lei. E quando scrive a volte piange per il male. I suoi genitori hanno deciso di farla allenare comunque qualche volta, nonostante sia fragile, e questo intacca il suo rendimento scolastico. Tutti, persino il mio hacker si è accanito contro di lei, dandole della fannullona. La verità è che lei fa tanto, forse troppo, per accontentare tutti. Tutti tranne se stessa.

Mi ha colpito anche la storia di Marco. Viene obbligato dai suoi a studiare per avere voti molto alti. Quando arriva la pagella, i genitori la incorniciano e la mettono in salotto, così, quando amici e parenti vanno a trovarli, possono ammirare che figlio in gamba hanno. Marco però è solo, senza amici, perché investe tutte le sue forze nello studio. A scuola è scontroso, ma immagino che sia difficile per lui avere tutte quelle aspettative sulle spalle e doverle realizzare. Penso..., mentre cancello il commento “Quattrocchi, solo sei e solo resterai”.

Poi arrivo sul profilo di Gabriele: come immaginavo è sempre stato innamorato di Martina. Nemmeno l’essere destinato ad una classe diversa ha spento il suo interesse. Giacomo, Diego e Raffaele, invece, sono i ragazzi più importanti della squadra di basket del mio anno. Nemmeno loro sono stati risparmiati: la mia reputazione ne risentirà di parecchio. Sono accusati di aver stilato una lista delle ragazze più carine della scuola. I loro profili, dopo il commento dell’hacker, erano intasati di ragazze indignate per il comportamento di quei Golden Boys smascherati. Mi picchieranno, sono sicuro.

Ho finito di eliminare e leggere i commenti. Il repertorio del mio aguzzino è sicuramente molto più ampio rispetto a quello del quaderno di Martina. Mi giro verso Alberto che ormai si è addormentato, guardo l’orologio e noto che sono le 15:30. Lo lascio dormire, mentre studio un po’ di matematica: meglio che la capisca prima di domani, altrimenti non potrò aiutare il mio amico dormiglione. Verso le 16:30 si sveglia, allora decidiamo di fare merenda velocemente e di rimetterci a fare degli esercizi di matematica. Nessuno dei due parla: studiare ci sta aiutando a lasciare da parte i pensieri negativi e a focalizzarci sugli esercizi. Per quanti tu ne faccia però, al momento in cui li finisci, hai mal di testa. Sei in trappola.

Guardo l’orologio: sono le 18:30. «Alberto, ti va di chiudere i quaderni per oggi? Siamo stati bravi» chiedo, sperando sia d’accordo con me. «Tommy, mi dispiace per prima» dice lui, serio «il commento era delle 11:15, il tuo cellulare era sulla cattedra del professore. Sapevo per certo che non eri stato tu, ma è stato comunque più facile prendermela con te, piuttosto che con qualcuno che non so nemmeno che faccia abbia». Evidentemente la matematica fa miracoli, le rotelle girano e imparano a girare anche al di fuori dei suoi confini: anche con me ha funzionato. «Lo so, Alberto, lo avevo capito…» abbozzo, sorridendogli. «A quante persone hai detto dei tuoi?» gli chiedo. Lui ci pensa un po’. «A te, a Diana…» dice, mentre si massaggia la tempia sinistra «…Martina abita vicino a me, è probabile che lo sappia». Rabbrividisco.

Suona il citofono e mi impanico, perché non so chi sia. Anche Alberto sembra preoccupato: la nostra giornata sembrava aver avuto abbastanza sorprese. Mia mamma va a rispondere e la vedo perplessa. «Tesoro, è una tua amica» dice lei disorientata. «Diana? Va bene, lasciala salire. Ma che ragazza strana, si presenta all’ora di cena?» dico io imbarazzato, guardando Alberto che era intento a captare i segnali di mia mamma. «No, Tommy, dice di chiamarsi Beatrice» e non appena finisce la frase, divento super contento. «Sì, mamma, è mia amica: lasciale entrare» dico con un sorriso da ebete. «Tommy, vado a nascondermi in camera tua: se hai bisogno, scrivimi un messaggio. Buona fortuna!» mi dice Alberto, mentre mi fa un occhiolino.

Beatrice entra in casa, accolta da mia mamma. «Piacere, signora, sono Beatrice» dice con voce angelica ed educata. Mia mamma, impressionata, risponde presentandosi, ma io non la sento: sono già a tre metri da terra. La guardo e mi alzo dalla sedia del tavolo da pranzo per accoglierla. «Ciao, Beatrice! Che sorpresa» le dico sorridente, ma molto imbarazzato. Mi sarei improfumato e sistemato i capelli meglio, se solo lo avessi saputo. Con un gesto la invito a sedersi e lei sistema il suo giubbotto da mezza stagione sulla sedia prima di sedersi. Mia mamma la guarda estasiata, la classica figlia modello: bella, educata e dai modi fini. Credo che se in questo momento avesse la possibilità di scambiarmi con lei, lo farebbe senza battere ciglio. «Tommy, volevo vedere come stessi dopo la giornata di oggi…» mi dice lei, guardandomi con i suoi occhi azzurri. Noto che mia mamma torna nel suo studio, lasciando la porta aperta. «Sto bene, grazie, anche se sono un po’ spaventato, perché non so chi sia stato» le rispondo, abbassando il volume della voce, mentre pronuncio la seconda parte della frase. «Comprendo che non sia facile: sono venuta qui prima che ho potuto, perché per me sei una persona importante. Il tuo hacker ha insultato anche me, hai visto?» continua lei dispiaciuta «e ha insultato anche tutti i miei amici». Tiene un volume della voce basso, ma soave e sembra molto triste. «Ho visto che anche Olivia, Raffaele, Diego e Giacomo ne hanno risentito. Mi dispiace molto…» replico, sperando che sia un po’ meno triste. «Non ti devi scusare tu. Sono qui per trovare l’hacker» mi dice lei, abbozzando un sorriso. Io la osservo estasiato, mentre pendo dalle sue labbra. «Hai notato che Diana non è stata insultata?» mi chiede Beatrice, risvegliandomi. «Sì, l’ho notato…» dico lentamente. Beatrice mi interrompe, facendo una nuova domanda: «E hai notato anche che l’orario dei commenti coincide con l’intervallo di tempo in cui il tuo cellulare è stato sulla cattedra del prof.?». «Sì, ma Diana non ha mai toccato il mio cellulare» dico io, mentre rifletto, ma Beatrice incalza: «Non deve aver preso il tuo cellulare, ma deve essere stata abbastanza vicina da vedere le tue password». Sono al settimo cielo, ma allo stesso tempo sono turbato. Ci alziamo dalla sedia, mentre lei mi dice: «Tommy, ora devo andare: venerdì ci troviamo per l’articolo del giornale!». Beatrice alza leggermente la voce, per riabbassarla subito dopo: «Sei un ragazzo molto intelligente: mi piace l’idea di uscire con te» frase da pelle d’oca, mentre mi fa l’occhiolino. «Ciao, Beatrice: ci vediamo domani a scuola!» la saluto, mentre sono in brodo di giuggiole. «Chiamami Bea» dice, stampandomi un bacio sulla guancia. Apro la porta, lasciandola uscire: la osservo prendere l’ascensore e la saluto non appena entra. Un viso bellissimo e dei modi di fare così soavi: credo di aver perso la testa. Chiudo la porta e mi avvio in camera, buttando lo sguardo nello studio di mia mamma: sembra molto concentrata sul lavoro, non la disturbo.

Vado da Alberto e inizio a raccontare tutto ciò che ci eravamo detti. Lui è perplesso: «Diana non mi sembra la soluzione: è nostra amica e di sicuro c’è da più tempo di Beatrice». Effettivamente non so più nemmeno io cosa pensare. «Dobbiamo tenerla d’occhio, d’altra parte tutti gli indizi portano a lei» affermo amareggiato, mentre mi avvio verso la cucina per aiutare la mamma a preparare la cena. Papà rientra tardi ogni sera, ma vedere la tavola apparecchiata e me e mia mamma in cucina lo mette sempre di buon umore, nonostante la stanchezza. Oggi ha trovato anche Alberto ed è ancora più felice.

Dopo la cena decidiamo di non parlare, giochiamo un po’ e poi andiamo a letto. Domani è un altro giorno e spero che sarà decisamente migliore rispetto a quello appena trascorso.

Suona la sveglia: non ho voglia di alzarmi e mi copro le orecchie con il cuscino. Alberto si alza, la riprogramma tra dieci minuti e intanto va a prepararsi. Torna dopo meno di dieci minuti a rifarsi il letto, aspettando che la sveglia suoni nuovamente. Prende i libri dalla scrivania e controlla che in entrambe le cartelle ci sia tutto, portandole vicino alla porta. Lo percepisco stranamente reattivo: quelle cose le abbiamo sempre fatte insieme. Sono un ragazzo preciso: quelle operazioni le faccio io ogni mattina ad un orario specifico. Oggi però non ho voglia, non riesco ad alzarmi, perché il sonno mi tiene incatenato al letto. Alberto, invece, mi aiuta per non farmi fare tardi, regalandomi dei minuti e portando a termine ciò che faccio io solitamente. Ho fatto bene a non escluderlo dalla mia vita: mi vuole molto bene, come se fossimo fratelli.

Mi alzo e faccio tutto per inerzia: mi sveglio solamente quando sono in macchina. Mi torna in mente la visita di Beatrice del giorno prima, sorrido e mi ricordo che devo essere prudente con Diana. Io a Diana voglio bene e mi darebbe molto fastidio se fosse davvero lei, così mi ritrovo a sperare con tutto me stesso che sia solo una casualità il fatto che tutti gli indizi portino a lei. Scendo dalla macchina e saluto la mamma. Oggi un’altra battaglia aspetta me e Alberto: spero vivamente che questa volta questo edificio enorme possa trasformarsi, per me e per le persone a cui tengo, in un luogo sicuro.


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