domenica 9 maggio 2021

Il coraggio di scegliere - cap. 10: CONCLUSIONE

Siamo giunti alla fine di questa fantastica storia, che ci ha tenuto compagnia per diversi mesi. E' la storia della crescita di ogni ragazzo e di ogni ragazza, fatta di sfide, cadute, amicizie, delusioni e cambiamenti. Tutti siamo all'altezza del compito di diventare grandi, ma quale adulto diventeremo spetta a noi comprenderlo e dipende dal coraggio di scegliere! Grazie a Sara Caimi, che ci è stata amica e ci ha aiutato a riflettere su tematiche molto importanti, facendoci da specchio col suo racconto. 





Il professor Tomasini mi ha riportato davanti all’ufficio del preside e ora sta parlando con i miei genitori. Io invece mi estranio, guardando fuori dalla finestra. Il tempo sembra non passare più. I secondi durano mesi, i minuti anni e le ore decenni. All’improvviso entra il preside tutto trafelato, togliendosi la sciarpa da mezza stagione. «Sono davvero mortificato per il ritardo» dice, entrando nel suo ufficio e facendo segno di accomodarci.

Mi vedo già lasciare da scuola, perché nessuno, compresi i miei professori, mi prende sul serio. Alla porta però vedo i miei amici: Martina, Alberto, Gabriele e persino Diana. «Ho chiamato i tuoi amici, perché mi hanno detto di avere qualcosa di importante da dichiarare» dice l’insegnante, tirando fuori la lettera ed il tema.

«Vorrei dirle una cosa!» incalza Alberto senza troppi convenevoli «Tommy ha provato a salvarci da un cyberbullo che ci tiene al guinzaglio da mesi. La lettera è solo un episodio tra molti. Io, ad esempio, sono stato pedinato. Mi venivano persino inviate le foto della finestra della mia camera e questo non mi permetteva mai di sentirmi al sicuro…». «…Io sono stato picchiato in piazza, perché ho cercato di aiutare la mia amica…» continua Gabriele. «…Io, invece, sono stata minacciata: voleva rivelare a tutti il fatto che ho una malattia grave» asserisce Martina a denti stretti «Tommaso è l’unico che ha tentato di aiutarci, andandoci di mezzo lui personalmente: minacce anonime e ora questa lettera…». Martina è proprio amareggiata e si guarda le punte dei piedi. «Posso credervi, ma ho bisogno di una prova tangibile da portare in Consiglio di Istituto» ammette il preside: è il via che i ragazzi stavano aspettando. Uno ad uno tirano fuori il cellulare e mostrano i messaggi anonimi. «Abbiamo anche un video» dice Diana, che fino a quel momento è stata in disparte. «Me lo ha condiviso un compagno. Beatrice in questo video ammette tutto…» inizia a spiegare. Con mia sorpresa qualcuno ha ripreso il mio incontro di sabato pomeriggio. Allora è vero: qualcuno mi ha seguito! Che imbarazzo, però: anche i miei lo stanno guardando. «Detto ciò, però, non siamo qui per chiedere l’espulsione di Beatrice» continua Diana, scambiandosi un’occhiata con il professor Tomasini, che nel frattempo è entrato nell’ufficio dietro di loro «Siamo qui per chiederle se possiamo fare un laboratorio di giardinaggio nello spazio verde della scuola. Beatrice ha bisogno di amici e di collaborare, non di essere isolata». «Tomasini, vuoi seguirlo tu questo progetto?» chiede il preside. «Sì, con grande piacere!» esclama il mio prof. di scienze. «Ottimo, ragazzi, correte in classe ora: compreso tu, Tommaso» dice il dirigente scolastico, accennando un sorriso. Dopo aver salutato i miei, corro in quella che è ancora la mia classe.

Quando entro, tutti iniziano ad applaudire e a fare festa, interrompendo la professoressa di matematica. Guardo Beatrice: mi sembra sorpresa, non si aspettava il mio ritorno probabilmente. Olivia ha una faccia buia, ma appena sente il mio sguardo poggiarsi su di lei, lo ricambia e mi sorride impercettibilmente. Giacomo si alza e mi abbraccia: per un attimo mi sento come se fossi suo fratello. «Sei stato coraggioso, mi dispiace averti seguito: ero molto geloso. Direi che però il video ha fatto molto comodo…» mi dice il mio nuovo amico, sorridendo. «In effetti… senza quello probabilmente non sarei qui. Quindi… grazie!? Suppongo» rispondo semplicemente, cercando di camuffare l’emozione.

La prof. di matematica mi sorride, salutandomi, mentre attende che mi sieda di nuovo al mio posto. Appena lo faccio, inizia a spiegare. «Data la giornata movimentata, oggi farò una lezione speciale. Marco vieni alla lavagna ad aiutarmi per la prima parte?» chiede l’insegnante. Marco scatta in piedi e si fionda sulla pedana. «Ora disegnami un insieme che chiameremo A: sappi che dobbiamo fare altri quattro insiemi, quindi non farlo troppo grande». Dopo un breve momento, in cui la prof. si assicura che Marco stia disegnando, prosegue: «All’interno di A troviamo quattro elementi: “x1”, “x2”, “x3” ed “x4”. Ma fuori da A ci sono altri tre elementi: “y1”, “y2” ed “y3”. Ora, cosa vedi?». Marco guarda un momento la lavagna ed è molto pensieroso: «Eh prof., vedo degli elementi “sciolti”, che non sono compresi nell’insieme… ma non saprei dire la parola esatta per descriverlo». L’insegnante sorride, mentre prende il gesso e scrive “ESCLUSIONE”. «Grazie, Marco, puoi tornare a posto…» dice la donna, sorridendo per poi proseguire con la spiegazione: «Gli elementi “y1”, “y2” ed “y3” sono esclusi, non fanno parte di A. Olivia, ho bisogno del tuo aiuto ora!». Quest’ultima si alza e va alla lavagna, prendendo in mano il gessetto per disegnare. «Abbiamo ancora l’insieme A che contiene i suoi quattro elementi di prima e vicino ad esso troviamo l’insieme B che contiene gli elementi che erano esclusi fuori dall’insieme A. Cosa c’è di diverso da prima?» chiede la professoressa. «Gli elementi che erano esclusi prima, quindi “y1”, “y2” ed “y3”, ora sono raggruppati in un insieme B» dice Olivia «Un gruppo esclude un altro gruppo». «Ci sei andata molto vicina, brava!» dice l’insegnante, scrivendo “SEGREGAZIONE” alla lavagna «Ci sono due insiemi completamente distinti, dove gli elementi di A non appartengono a B e viceversa. Come nel caso di prima, non c’è comunicazione». La donna beve un sorso d’acqua per poi continuare: «Diana, aiutami tu ora!». Dopo che la ragazza si è sistemata alla lavagna, la spiegazione riprende: «Ora abbiamo l’insieme A di prima, che contiene i suoi elementi, e contiene anche l’insieme B, che rimane distinto. Cosa vedi?». Diana fissa la lavagna: «C’è un tentativo di includere gli elementi di B in A. Purtroppo però, devo notare che non è possibile la comunicazione nemmeno in questo caso» afferma la mia compagna di banco, mentre io mi chiedo come facciano a venirle queste idee. «Grazie, Diana» dice la prof., mentre scrive “INTEGRAZIONE” alla lavagna. Il posto vicino al mio viene occupato di nuovo. «Beatrice, è il tuo momento». La classe si gela, mentre la bionda cammina sotto lo sguardo di tutti. L’insegnante, noncurante della classe, cerca di metterla a suo agio con un sorriso. «Ora avremo un insieme AUB, in cui ci sono tutti gli elementi di A e tutti gli elementi di B. Cosa mi puoi dire della situazione attuale?» chiede la donna, guardando la lavagna. Beatrice, palesemente a disagio, dice: «Gli elementi sono stati riuniti in uno stesso insieme, senza distinzioni». «Molto bene, bravissima» dice la professoressa, scrivendo “INCLUSIONE” alla lavagna. «Qui avviene la vera e propria magia: tutti gli elementi dialogano e dal dialogo nascono nuove prospettive e nuovi progetti!» conclude la prof., raccogliendo i suoi libri e quaderni sulla cattedra. La classe estasiata viene svegliata dal suono della campanella: com’è bello assistere a questo tipo di lezioni.


«Voglio fare qualcosa di più per Martina» dico alla mia compagna di banco. «Ti riferisci all’operazione di cui parlava… il trapianto di midollo osseo?» mi chiede Diana. «Sì, esatto: ho letto che le cure che dovrà fare sono molto costose…» dico piano, chiudendo il quaderno di matematica. «Potremmo creare un crowdfunding online per aiutarla… Credo che sia meglio parlarne con Tomasini per vedere se lui ci sa aiutare» dice la mia amica seria. Qualcosa stava cambiando: i social, che fino ad ora sono stati il posto meno sicuro per noi, stanno diventando il mezzo per fare del bene.


Il risultato? Grazie all’aiuto del professor Tomasini, siamo riusciti a raccogliere l’intera somma per l’operazione di Martina. Ora è in convalescenza, è andata a Pavia, che le hanno detto essere uno dei centri migliori. Purtroppo, non riusciamo ad andarla a trovare, ma le stiamo organizzando una festa a sorpresa per quando tornerà. Il giardino della scuola è diventato la nostra seconda casa e Beatrice è cambiata completamente da quando lavora con noi. Sono molto soddisfatto: abbiamo vinto anche il premio per il miglior giardino del comune! Direi che l’idea di raccontare la mia avventura su questo “Quaderno delle Ispirazioni” mi ha permesso di guardare questa storia da più punti di vista e capire che nessuno è perfetto e va bene così... Il nostro articolo su “La Vera Bellezza” è piaciuto a tutti e il giornalino è andato a ruba con la nostra prima pagina.


La Vera Bellezza è quella che non si può vedere, non è quella che ti permette di non avere qualche rotolino sulla pancia. Non è la maglia nuova, le scarpe alla moda o il mascara che ti metti il mattino prima di uscire di casa. La Vera Bellezza è la melodia del cuore che nasce durante la crescita di una persona. Anche se gli angoli della vita ti fanno male, non allontanarli: sono un’occasione per crescere. La melodia si complica, è inevitabile, ma diventa un’orchestra intera solo quando potrai fare in modo che il violino stridulo sistemi le sue corde e si accordi con gli altri strumenti. La paura è sempre quella di non poter essere perfetto. Te lo dico all’istante: la perfezione non esiste, è solamente un’illusione. L’orchestra nasce quando trovi persone che come te hanno accettato il proprio timbro, le proprie note, i propri limiti e hanno compreso che si può essere ognuno per l’altro la parte mancante di un intero: si può essere dono. Decidere però di suonare insieme richiede coraggio, il coraggio di scegliere il meglio che c’è in te. Beatrice ha deciso di accordare il suo cuore con il nostro. Dalla musica stridula ed inascoltabile è nato qualcosa di davvero bello. Tuttavia, ha ancora una leggera ombra e la si percepisce quando sta per tornare a casa. Quando arrivano le 16:00, torna fredda e saluta tutti, avviandosi verso un ragazzotto che mi sembra di aver visto sul piano delle terze: probabilmente è suo fratello.


Diana ed io? Un giorno, tornando a casa insieme, mi sono scusato con lei per come mi sono comportato. Lei mi ha sorriso e mi ha preso la mano. Un brivido mi ha percorso la spina dorsale. Non ho ben presente cosa mi abbia spinto, ma le ho lasciato un dolce bacio sulla guancia. Da quel momento è nato qualcosa più grande di un’amicizia, un segreto custodito da due cuori.


Ora ci troviamo spesso tutti a casa mia: Alberto, Diana, Gabriele e anche Martina, quando ancora era a casa. Ho avuto il coraggio di scegliere i miei amici e me stesso, questo mi ha portato ad affrontare diverse prove, ma sono orgoglioso di ciò che sono diventato. E tu, cosa avresti scelto al mio posto?











 

Nessun commento:

Posta un commento