venerdì 19 febbraio 2021

Il coraggio di scegliere - cap. 3: Un agnello in mezzo ai lupi

Una notizia drammatica investe Tommaso: lo legherà o lo allontanerà dal suo migliore amico? E poi una missione pericolosa proposta da Diana. Per il nostro protagonista la vita sembra complicarsi ancora di più e la sensazione è come quella di essere circondato da lupi invisibili. Ecco il terzo capitolo del nostro giallo sul cyberbullismo! Buona lettura!




Oggi Diana deve venire a casa. Spengo la sveglia e mi alzo. Non appena apro gli occhi, guardo soddisfatto la camera messa in ordine ieri. Quando ho chiesto alla mamma se avessi potuto invitare qualcuno a casa, si è illuminata. Quando poi ha scoperto che era una ragazza, sembrava al settimo cielo. Sembra davvero felice al pensiero che io abbia nuovi amici, ma non sa che sto per aprire la porta di casa al lupo.

Diana è una bella ragazza, ma il fatto che è amica di Martina mi lascia interdetto. Lei che sembra così riservata, amica della regina del gossip: questo non me lo spiego. Finisco di accompagnarmi i capelli con le mani e mi lavo i denti. A dir la verità non ho molta voglia di vederla oggi, ma non ho molte alternative, perché il labirinto inizia a starmi stretto.

Salgo in macchina e mia mamma mi sta sorridendo da orecchio ad orecchio. Percepisco l’inizio dell’interrogatorio: «Come si chiama?» chiede lei, guardandomi. «Diana» le rispondo calmo. Prima di scagliare la prossima domanda, la mamma si prende qualche minuto per studiarmi, sposta la ciocca di capelli ramati dal viso e vedo gli occhi tra l’azzurro ed il grigio diventare più limpidi e sorridenti. Sembra si sia appena tolta un peso: «È in classe con te? Vuoi raccontarmi qualcosa?». È davvero molto curiosa. Di primo acchito vorrei chiederle di aspettare le 16 di oggi, poi decido di prepararla, così almeno non farà domande imbarazzanti a Diana. «Sì, è la mia compagna di banco. Studia e si impegna, ha voti molto buoni. Scrive cose geniali, ma non ha intenzione di entrare nel giornalino della scuola, ancora non ne ho capito il motivo. Inoltre, è una ragazza di statura normale, ha boccoli marroni, fa battute molto divertenti ed è una ragazza solare. L’unica pecca è che è amica di Martina». Vedo mamma rabbuiarsi. «Tuttavia, non c’entra nulla con lei. Diana è alla mano, spiritosa e gentile. Non sembra parte della sua indole sparlare delle persone e ferirle». Faccio un respiro e assaporo il silenzio, vedo la mamma prepararsi a parlare. Noto che sta calibrando le parole, non è un buon segno.

«Tommaso, sta’ attento. Sarò in casa qualsiasi cosa serva, tieni la porta aperta. Le persone poche volte sono realmente quello che sembrano». Si prende una pausa per pensare e ricomincia: «Non scaricare Alberto per questa nuova ragazza, sta vivendo un momento delicato». La guardo con aria interrogativa, invitandola a proseguire: «Mi ha chiamata Caterina nel weekend. Pare che lei e Massimiliano siano arrivati ad un punto di non ritorno: si separeranno presto». Un macigno. Sono davanti a scuola e devo scendere: «Grazie per la dritta mamma, ci vediamo dopo».

I genitori del mio migliore amico si stavano separando. La scuola, come sempre, si erge imponente, noncurante di tutto il male che i suoi alunni, compreso me, stanno infliggendo ad un povero ragazzo, un dolore più forte di lui. Sono il suo unico punto di riferimento in questo momento, come posso fargli questo? Ecco perché tutte quelle chiamate e poi il silenzio, sia per messaggio che a scuola. Si sta chiudendo in se stesso.

Mi suona il cellulare, proprio non ci voleva. «Numero sconosciuto: Sto studiando ogni tua mossa, anche in questo momento. Metti il cellulare spento in cartella, come da regolamento. Buona giornata». Mi guardo intorno, cercando di trovare Martina, ma di lei nessuna traccia. Sarà nascosta da qualche parte. Vedo Gabriele all’entrata dell’edificio preoccupato: appena mi vede, mi viene incontro. «Cosa vuole adesso?» penso.

«Ciao, Tommaso. Martina ultimamente ha qualcosa di strano. Sembra sempre preoccupata, come te. Mi chiedevo cosa potesse essere: la scuola, un’amica o un amico, una prof che l’ha presa male… So anch’io com’è fatta» lo ascolto guardandolo negli occhi, sembra sincero. «Non so cosa le stia succedendo, proverò a stare più attento. Appena ne so qualcosa, ti avviso» gli rispondo gentilmente. «Tieni il mio numero di telefono, così non dovrò aspettarti sempre all’entrata» dice, passandomi un bigliettino, mentre sorride. Accetto il pezzettino di carta, sorridendo a mia volta, lo piego e lo metto in tasca. Gli faccio un cenno di saluto e mi dirigo in classe. Finalmente so che domande fare a Diana oggi.

Appena entro, vedo Beatrice, la sua chioma bionda mi illumina la giornata e i suoi occhi azzurri sono puntati su di me. Dopo che ho sistemato la cartella al mio banco, si alza sorridente e viene verso di me, un colpo al cuore. Cerco di sembrare naturale: alla minima reazione strana, potrebbe accorgersi che mi sento strano quando c’è lei. «Sei pronto per lo scritto di italiano? In base a questo si deciderà se entreremo nel giornale: mi sembri comunque sul pezzo, non ti devi preoccupare» dice con voce tranquilla. Mi stavo dimenticando del tema di oggi. «Sì, sono in forma. Vedremo come andrà a finire: in bocca al lupo!» le rispondo sorridendo. Mi sorride anche lei e mentre si allontana, incrocia le dita come per scaramanzia.

Mi accomodo sulla mia sedia e vedo Diana entrare. Mentre lei si sistema, io le scrivo un bigliettino: «Pronta per oggi? Ho preparato una buonissima merenda. C’è qualcosa che non puoi mangiare?». Lei prende il bigliettino e lo legge con calma. Sembra che abbia la testa da un’altra parte, non è esattamente il tipo di reazione che mi aspettavo. Mi ripassa il bigliettino: «No, posso mangiare tutto. Non dare troppo nell’occhio: oggi è la giornata delle selezioni per il giornale. Ti spiegherò meglio questo pomeriggio». Piego il bigliettino e lo metto nello zaino.

La giornata passa in fretta, il tema l’ho ricontrollato venti volte prima di consegnarlo. Spero sia andato bene. Oggi Alberto era assente, mi lascio andare sul sedile della macchina e racconto alla mamma della storia che avevo scritto. Arrivato davanti al portone di casa, mamma mi fa scendere per andare a cercare parcheggio. Prendo le chiavi in mano per inserirle nella toppa, quando vedo una figura non molto alta avvicinarsi verso di me. È Alberto, che in lacrime ha aspettato mezz’ora su una panchina che tornassi da scuola. Guardandomi attentamente in giro, gli faccio segno di entrare con me, poi come due fulmini per le scale. Vecchia tradizione di quando eravamo bambini. Appena entriamo in casa, noto che ha con sé uno zaino: gli prendo un bicchiere d’acqua e lo faccio accomodare.

«C’è un tizio che mi spia: mi ha scritto che mi sta tenendo d’occhio. Il primo giorno non ci ho creduto, ma lui mi ha prontamente mandato la foto della finestra di camera mia» mi dice Alberto spaventato. Non faccio fatica a credergli, visto che anch’io mi sento gli occhi costantemente puntati addosso e mi arrivano quei messaggi anonimi. «Ho paura e a casa mia non mi sento sicuro: potrei rimanere?» mi chiede, asciugandosi le lacrime. «I tuoi sanno che sei qui?» prima di chiedere a mia mamma, vorrei capire se è necessario passare anche per Caterina e Massimiliano. «No. Oggi ho detto che non stavo proprio bene e la mamma mi ha lasciato nel mio letto, a casa» mi risponde dispiaciuto. «Ok Albi, ho capito. Ci penso io».

Nel frattempo entra mia mamma: che tempismo! Avrà sicuramente trovato la vicina e si sarà fermata a chiacchierare. «Mamma, ho invitato Alberto da noi… non si sente bene a casa con i suoi che litigano» le dico piano, avvicinandomi. «Può rimanere? Non l’ha ancora chiesto ai suoi, perché si sente un po’ male… Potresti farlo tu per favore?». «Va bene, Tommy, può stare qui per tutto il tempo di cui ha bisogno per me. Vado a chiedere ai suoi».

Tiro fuori la Play e gioco con il mio migliore amico come ai vecchi tempi, quasi mi scordo del tempo che passa. Suona il citofono e mi riporta alla realtà: «Ah è vero, Diana!» penso. «Aspettavi qualcuno oggi?» mi chiede Alberto. «Sì, Diana, la mia compagna di banco. Ma non ti preoccupare». Corro ad aprire e trovo Diana sorridere come non mai, ma quel sorriso si spegne non appena vede Alberto: ha visibilmente paura.

«Abbiamo una missione: Martina ha appena portato una busta in piazza Matteotti sotto alla statua del leone. L’ho vista arrivando. Sbrighiamoci che forse la intercettiamo!» dice Diana trafelata. Io e Alberto infiliamo scarpe e giubbotto in velocità. Diana mi osserva e mi chiede: «Sei sicuro che sia una buona idea portarlo con noi?». Guardo Alberto e poi rispondo: «Io starò dietro con lui, controllando che nessuno ci veda».

Ci fiondiamo giù per le scale. Diana corre velocissima verso la piazza, noi la seguiamo passeggiando, mentre mi guardo intorno. «Lo so cosa stai facendo: non vuoi farti vedere con me oppure vuoi proteggermi?» mi chiede Alberto alterato, fermandosi. «Alberto, seguimi, non fare storie… a casa ti spiegherò tutto». Ormai Diana non si vede più. Alberto non si muove, vuole capire qui e ora.

Vedo Gabriele in fondo alla via che parla con una figura incappucciata: faccio segno ad Alberto di nasconderci. Dal mio rifugio mando un messaggio a Diana: «Io: SOS, arriva Gabriele!». Gabriele inizia a correre come un pazzo: presumo che il suo obiettivo sia proprio la busta sotto la statua. Di Diana nemmeno la traccia ancora. Ormai Gabriele ha svoltato ed è entrato in piazza. Ho il cuore in gola e ho paura finisca malissimo. Diana manda un messaggio: «Ho fatto la foto al biglietto all’interno della busta, mi sono nascosta per studiare meglio Gabriele. Aspettatemi in casa, non è sicuro per Alberto… stanno arrivando tre ragazzi incappucciati». Non me la sento di lasciare Diana sola, quindi accompagno Albi in casa e mi fiondo da lei.

Era nascosta dietro una macchina: mi accovaccio vicino a lei. I tre ragazzi studiano Gabriele mentre si guarda in giro, cercando qualcosa. Sembra non essersi accorto del pericolo. Come tocca la busta, i tre ragazzi incappucciati si avventano su di lui e iniziano a picchiarlo: vorrei intervenire, ma ho paura. Dal negozio della parrucchiera esce un uomo e urla ai ragazzi di andarsene. Uno dei tre scappa e afferra la busta. Diana ed io abbiamo paura e tratteniamo il fiato, sperando non passino dalla nostra parte. Per fortuna scelgono la via opposta. Gabriele è a terra con qualche livido e il naso sanguinante.

«Non può essere Martina l’artefice di tutto questo: tiene a Gabriele più che al suo quadernino dei gossip» dice Diana preoccupata. «Lei è una pedina come tutti noi: Gabriele era qui per investigare. Ma quando ti sei avvicinata tu, c’erano i mascalzoni?» le chiedo preoccupato. «No, li ho visti arrivare mentre mi stavo nascondendo per non farmi vedere da Gabriele» dice Diana, tirando un sospiro di sollievo. L’uomo porta Gabriele nel negozio per medicarlo, mentre noi piano piano ci allontaniamo, assicurandoci di non essere visti. «Ho preso, una decisione: non volterò le spalle ad Alberto. Nemmeno se mi dovessero conciare come Gabriele» dico a Diana, sperando che lei non se ne vada. «Capisco la tua decisione: secondo te per me è troppo tardi provare ad essergli amica?» mi chiede, guardandomi con due occhi verdi dispiaciuti. Io le sorrido e le faccio l’occhiolino.

Arrivati a casa, tiro fuori la merenda e invito Alberto a sedersi con noi. Prima di guardare la foto del contenuto della busta, voglio essere chiaro e non voglio nascondere più nulla al mio migliore amico: «Alberto, mi hanno minacciato, affinché io ti stessi lontano. Abbiamo motivo di credere che stiano minacciando anche Martina: oggi in piazza hanno picchiato Gabriele. Non è uno scherzo: c’è da stare attenti, dobbiamo unirci per trovare il responsabile!» dico, mentre vedo Alberto sgranare gli occhi. «Diana, potresti leggerci il contenuto della busta per favore?» chiede Alberto in modo fermo. Lo vedo cambiato rispetto a prima in strada. Ha capito che stiamo correndo tutti un rischio, ma che non abbiamo intenzione di lasciarlo solo.

Diana sblocca il suo smartphone e legge: «Giochetti, intrighi e maldicenze. Erano questi i patti tra noi: non spaventerò Diana a morte». Cala il silenzio. Lei sarà la prossima preda, io sono appeso ad un filo per il giornale della scuola e Alberto è già caduto nell’abisso. Dobbiamo studiare un piano.

Il mio cellulare suona, è appena arrivato un messaggio: «Numero sconosciuto: Gli amichetti che investigano perché preoccupati per un amico non mi piacciono. Uno è stato sistemato… Chi sarà il prossimo?». Poi suona quello di Alberto: «Numero sconosciuto: Perché non sei in camera tua? Sei dalla nonna? Troppi litigi?». Ed infine, per ultimo, suona il cellulare di Diana e lei inizia a tremare: «Numero sconosciuto: Credevo fossi una semplice pedina, invece sei anche più importante del fante e della torre: sei addirittura la regina. Fortunatamente non stiamo giocando a scacchi, io posso muovermi in ogni direzione anche senza aspettare il tuo turno».

Da un agnello solo in mezzo ai lupi siamo diventati tre: è il momento di giocare.


 

Nessun commento:

Posta un commento